Wislawa Szymborska. Through grace and irony

_contest-05.jpg

read the Italian version

Poets are an extraordinary type of people. They know how to play with words without being disrespectful towards them and can dazzle us with just a handful of syllables. Among these, Wisława Szymborska without a doubt has a privileged spot both in my library and in the list of people whose capacity of facing life I truly admire. In her case a disarmingly lightness, contagious and not at all frivolous stands out.

I stumbled upon her poems only recently – and I must add unfortunately, because I am sure that if I had discovered her before, the quality of my days would have improved a lot.

Born in Cracow between the two big wars, she started writing since her childhood. She grew up in a cultured family and surrounded by books, already when she was around 5 she had fun creating verses for her father, who used to give her a coin for each poem she made for him. Her youth, oppressed by nazi and socialist occupation, is clearly the box where magic happened: her capacity of transforming the harsh reality of existence in something fascinating, purged from triviality’s patina, but still true and earnest.  

What totally bewitched me though, was discovering her long life aptitude in collage making, whose irreverent nature, disenchanted and fantastic imaginary are the visual alter ego of her poetic production. These artworks were given during her famous “generosity lucky dips” or sent around the world to friends or people who particularly drew Wisława’s admiration – one was even delivered to Woody Allen, whose dialogues and character’s love for books truly fascinated her. Allen, an equal admirer of Szymborska’s work, was pleased by the gift, he even expressed the significance it had had for him: “much higher than all those golden statues they give you in Hollywood”. 

Her poems, though having an enormous specific depth, appear simple, direct, fluid. Reading them, it feels like your own thoughts materialise in front of you. You can almost touch them, crystal clear. Because Wisława tells things with humility but without tip-toeing around them, with a tailored combination of words, dense with meaning but as gentle as a butterfly.

Irony and playfulness are two aspects that characterise her whole existence. They were accompanied and got amplified by that lightness that was following her everywhere she went: memorable her passions for kitschy things, composing limericks and her mania of having her picture taken underneath street signs with peculiar names. 

A small gem which shouldn’t be missed to fully understand her personality is the documentary Life sometimes is bearable, whose title, explained by director Katarzyna Kolenda-Zaleska, encloses entirely this great woman’s philosophy. “It’s a sentence which came out while sitting in a small square in Trieste, between a sip of coffee and a cigarette: one of those moments when you find yourself surrounded by old buildings, hearing the sea babbling in the background and watching people run around doing their daily tasks, while slowly drinking coffee. There, in those moments life is bearable”. 


Wislawa Szymborska. Tra grazia e ironia

I poeti sono una categoria di persone fuori dal comune. Sanno giocare con le parole senza mancargli di rispetto e sono in grado di folgorare con appena una manciata di sillabe. Tra questi, Wisława Szymborska occupa senza dubbio un posto privilegiato, tanto nella mia libreria quanto nella lista delle persone di cui ammiro la capacitá nell’affrontare la vita. Nel suo caso, una leggerezza disarmante, contagiosa e tutt’altro che frivola. 

Ho conosciuto le sue opere solo recentemente – e aggiungo purtroppo, perché sono sicura che se l’avessi scoperta prima la qualitá delle mie giornate sarebbe aumentata notevolmente.

Nata a Cracovia tra le due guerre, ha iniziato a scrivere fin da piccolissima. Cresciuta in una famiglia di cultura e circondata da libri, giá a 5 anni si divertiva nel creare componimenti per il padre, che le regalava una moneta in cambio di ogni sua poesia piú bella. La gioventú, oppressa da occupazione nazista e socialista, é sicuramente la scatola magica da cui scaturisce questa dote di trasformare la realtá dura e cruda dell’esistenza in qualcosa di affascinante, epurata dalla patina della banalitá ma pur sempre vera e sincera. 

Quello che mi ha totalmente stregata però, é stato scoprire che oltre a scrivere poesie, per tutta la vita si é dilettata nel produrre collages irriverenti e peculiari dall’immaginario disincantato e fantasioso – l’alter ego visivo della la sua produzione poetica. Questi venivano poi regalati durante le sue famose “pesche di generosità” o spediti in giro per il mondo ad amici o persone che Wisława ammirava particolarmente – uno venne recapitato anche a Woody Allen, di cui la poetessa adorava i dialoghi e il fatto che nei suoi film i personaggi leggessero ancora libri. Allen, a sua volta ammiratore delle opere della Szymborska, fu lusingato dal dono il cui significato, disse, era “molto più grande di tutte quelle statuette d’oro che danno nel Cinema”. 

Le sue poesie, pur avendo un peso specifico enorme, appaiono semplici, dirette, fluide. Leggendole, sembra di avvertire i propri pensieri materializzarsi. Li puoi quasi toccare, semplici, cristallini. Perché Wisława le cose le dice con molta umiltà ma senza girarci attorno, con una combinazione di parole fatta su misura, densa di significato ma lieve come una farfalla.

Ironia e giocosità sono due aspetti che costellano tutta la sua esistenza, accompagnando e venendo ancor più amplificati da quella leggerezza che la seguiva ovunque andasse: memorabili la sua passione per il kitsch, quella per la creazione di limerick o la mania di farsi fotografare sotto cartelli stradali dai nomi peculiari. 

Una piccola gemma da non perdere per capire a pieno la personalità della Szymborska é il documentario La vita a volte é sopportabile, il cui titolo, spiegato dalla regista Katarzyna Kolenda-Zaleska, racchiude interamente la filosofia di questa grande donna: “È una frase venuta fuori in una piazzetta di Trieste, tra un sorso di caffè e una sigaretta: in uno di quei momenti in cui in lontananza si apre la vista sugli edifici antichi, si sente il mormorio del mare in sottofondo, i passanti si affannano dietro alle loro incombenze quotidiane, e noi con calma beviamo il caffè. Ecco, in quei momenti la vita è sopportabile.”

This article appeared on Polpettas.com on February 2018

Alice Spadaro